giovedì 23 aprile 2009

Timorasso con " 'Gusto"

A volte penso di essere abbastanza fortunato facendo un lavoro che mi piace e che in parte è anche una passione. Con queste premesse anche con i fornitori o comunque le persone con cui collaboro si va oltre il rapporto strettamente lavorativo e si condividono gli interessi comuni...che possono sfociare in una bella degustazione come quella di alcune sere fa.

La location era molto bella e "modaiola", ovvero il wine bar di 'Gusto.

La degustazione rigurdava il timorasso vitigno autoctono del piemonte (in particolare della provincia di Alessandria, nelle Valli Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera) molto difficile da gestire e con basse rese.

Tuttavia è stato uno dei pochissimi vitigni a non essere stato attaccato dalla fillossera nel secolo scorso, anche se dopo tale periodo ha subìto un graduale abbandono a favore di uve più generose, come il cortese ad esempio.

All'inizio degli anni '90 però un gruppo di giovani produttori capeggiati da Walter Massa, lavorarono per la valorizzazione di quel territorio che ha di fatto recuperato il Timorasso, scoprendo le grandi potenzialità enologiche, riconosciute ultimamente dall'istituzione di una doc specifica.

In particolare abbiamo assaggiato i vini di Daniele Ricci (che avevo già conosciuto durante il Vinitaly dell'anno scorso): San Leto 2006 , Giallo di Costa , Elso ed il Nini .

Il San Leto è un timorasso in purezza invecchiato in botte grande, Il Giallo di Costa è timorasso e cortese vinificato senza essere filtrato e chiarificato (con le dovute distanze si potrebbe paragonare ad un Gravner).
L'Elso è un rosso ottenuto da uve di croatina con un buon profumo di bosco e molti tannini, mentre il Nini è un vino passito ottenuto da uve timorasso e aleatico.

Sono stati tutti vini particolari ma sicuramente il più apprezzato (anche forse perchè più "facile") è stato il San Leto, (visto la mia poca competenza evito di riportare le mie note degustative) e anche la Croatina.

Il tutto è stato accompagnato da una cena ispirata alla cucina tipica piemontese che comprendeva:

Flan di verdure di stagione ed insalata di carne



il pane

Tajarin al ragù bianco di coniglio. (i Tajarin sono una pasta tipica piemontese, come i tagliolini ma fatta solo con i tuorli)


Brasato alle erbe accompagnato da verdure primaverili


Zabaione freddo al timorasso con pere e nocciole


Panorama dei calici a fine serata....


Della cena ho apprezzato molto i Tajarin ed il brasato, ma in generale è stato tutto molto buono, in tutti gli assaggi delle verdure c'era "purtroppo" del peperone (che mi piace molto ma non digerisco troppo bene).

Nelle foto sotto alcuni scorci del locale.



Per maggiori info sul timorasso (che ho usato anche come fonti tecniche per il testo): "Strada del vino dei Colli Tortonesi", Timorasso.it

2 commenti:

Daniela di SenzaPanna ha detto...

I peperoni non possono mancare in una cena piemontese. ;-)))

Non sai che il vero piemontese si riconosce da come dice:
"Dui purun bagnà 'nt l'oli"?

Bella cena e simpatico il tuo post.

Daniela di SenzaPanna ha detto...

Ah, io avevo assaggiato il Timorasso di Ricci un anno fa a Verona al Vinitaly e quelli di Massa e di Mariotto a una degustazione di Porthos.
Anzi quelli di massa anche in due cene diverse. Ma nella mia ignoranza enologica li ho trovati tutti molto diversi, cioè con una base comune ma ognuno con una sua personalità.