venerdì 14 novembre 2008

La Fagiolina (....e i suoi amici....)

Questo è uno dei rari post nel quale la carne è completamente assente, tuttavia ho pensato che si trattasse di un argomento interessante (che non conoscevo nemmeno io fino a qualche settimana fa) e ho deciso di condividerlo con Voi appassionati :)

Prima di entrare nel vivo dell'argomento però , è doverosa una piccola premessa:

Durante il periodo invernale e soprattutto quello natalizio, fin da parecchi anni fa, abbiamo sempre avuto un piccolo assortimento di lenticchie di Castelluccio, che si sono fatte apprezzare anche non solo vicino al classico cotechino ma anche come accompagnamento per salsiccie o vicino al bollito ecc...



Col passar del tempo visto anche la continua richiesta, si sono aggiunti anche altri legumi "selezionati", ma con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che se anche lavorati e confezionati in Italia molti di questi provenivano da paesi extraeuropei (in particolare ceci e fagioli dal Messico).

Tutto questo per mio padre che in mezzo ai prodotti di campagna c'è nato è sembrato un grande affronto.
Perciò ha sguinzagliato i suoi informatori segreti :) nella sua zona d'origine (Cortona) ed oltre ad aver trovato finalmente legumi eccezionali è riuscito a scovare anche questo suo lontano ricordo d'infanzia ovvero LA FAGIOLINA del Trasimeno:



Potete trovare l'azienda che la produce e ci rifornisce qui.

"Le origini di questa pianta (scientificamente "Vigna Unguiculata") sono da ricercarsi in Africa da dove attraverso gli scambi con la civiltà etrusca ha raggiunto e si è diffusa in tutto il bacino del lago Trasimeno trovando qui i terreni umidi , condizione ideale per l'ottenimento di un prodotto di qualità eccellente.
Nel primo secolo d.C. plinio il Vecchio ci fa sapere che venne coltivata prima daglie Etruschi e poi dai Romani.
Negli anni '90 ha rischiato l'estinzione ma grazie all'impegno di alcuni agricoltori riunitisi poi nel consorsio sono riusciti a salvaguardare questo bene prezioso e "storico"."
Nella bella confezione è riportata anche una ricetta particolare:

Zuppa di Fagiolina e Gamberi. (per 6-8 persone)


250 gr. di Fagiolina
2 spicchi d'aglio
300 gr. Gamberi Rossi
Prezzemolo
Olio e Sale.

Lavare la Fagiolina e cuocerla per circa 45 minuti in abbondante acqua, sbollentare i gamberi per un minuto in acqua bollente e dopo averli puliti rosolarli in padella con aglio e olio.

A questo punto unire alla fagiolina e il prezzemolo tritato e ultimare la cottura insieme.
La Fagiolina è molto buona anche semplicemente bollita e condita con olio di extravergine di oliva sale e pepe, oppure si può unire a della pancetta rosolata in padella e finire di condirla con delle striscioline di menta.
Insomma è talmente buona che ci si può sbizzarrire in molti modi.


Cercando questi prodotti particolari e di "nicchia" non potevano mancare trovandoci in questa generosa terra anche i FAGIOLI ZOLFINI:



Questi, negli ultimi anni sono diventati abbastanza "famosi" e già hanno meno bisogno di presentazioni, comunque come per la Fagiolina la loro caratteristica principale è la buccia finissima che si scioglie in bocca, rendendolo molto digeribile, oltre ad avere un gusto denso e cremoso.
Le principali ricette adatte per questi fagioli sono ovviamente alla toscana "al fiasco" oppure facendo la minestra "antica".


Infine per completare la nostra offerta nel campo dei legumi ecco gli altri prodotti:








Fagioli Borlotti, ceci, farro, zuppe miste già pronte, e molto altro ancora....

domenica 9 novembre 2008

Risotto alle Castagne


Dopo tanto tempo rieccomi ad uno di quei post che mi piace tanto, anche perchè qui c'è la mia un'altra delle mie passioni, ovvero il riso.

Nei mesi scorsi avevo già provato il classico venere al curry, e quello al taleggio & speck , stavolta ho provato -vista la stagione- quello alle castagne.

Prima di iniziare a cuocere il riso, ho fatto bollire una manciata di castagne (tostate e sgusciate) in un fondo di cottura (alleggerito con acqua) di alcuni arrosti che avevo cotto in negozio.

Ho portato ad ebollizione il composto facendo cosi insaporire e ammorbidire le castagne che dopo ho tagliato in pezzi grossolani.

A questo punto ho cotto un classico risotto facendo tostare 2 pugni abbondanti di riso carnaroli con un cucchiaio d'olio, ho sfumato con del vino bianco e quando è evaporato ho aggiunto il "brodo" con il quale avevo cotto le castagne.

Trascorsi i canonici 15 minuti ho aggiunto le castagne ed ho mantecato con 60 gr. di Fontina e qualche filo di zafferano.
Forse essendo un amante del riso non posso dare un giudizio obiettivo ma a me in questa versione "autunnale" è piaciuta molto provare per credere. :)



P.s: per gli amanti delle castagne che desiderano magari fare un menu tutto a base di castagne consiglio anche di guardare questo post.


giovedì 6 novembre 2008

Aiutiamo la ricerca sul cancro con un click





Raccolgo e rilancio il post importante pubblicato qualche giorno fa sul blog di Daniela, e spero di poter rendermi utile segnalando quest'iniziativa anche qui. Riporto fedelmente anche il testo della mail per praticità:

"Vi chiedo un favore, ma ci vuole solo un minuto.

Dite ad amici di dirlo ad altri amici!

Il sito on-line della ricerca contro il cancro al seno è in difficoltà perché non ci sono abbastanza persone che accedono al sito ogni giorno per raggiungere un numero di accessi che permetta loro di ottenere, dagli sponsor, una donazione per almeno una mammografia gratis per donne che non se la possono permettere.
Ci vuole meno di un minuto per andare sul sito e cliccare sul bottone 'donating a mammogram' SENZA NESSUNA SPESA.

(E' il bottone rosa nel mezzo della pagina con scritto It´s free)

Non vi costa nulla. Gli sponsor che sostengono il sito usano il numero di accessi giornalieri per donare una mammografia in cambio della pubblicità che appare sul sito. Questo e' il sito. Fate girare tra la gente che conoscete."

lunedì 3 novembre 2008

Il Piccione o Cappello del Prete



Eccomi tornato a scrivere il periodico post "tecnico" dedicato alla scuola di tagli :) .

Questa volta parliamo del Piccione, conosciuto anche come cappello del prete, spinacino, o pesce a seconda delle varie parti d'Italia (come al solito).

Nelle foto in alto possiamo vedere a destra il manzo mentre a sinistra, lo stesso pezzo ma di vitello, (allo stato naturale) a seconda della preparazione che ci serve si può utilizzare l'uno o l'altro.

Il manzo è molto indicato, come spezzatino o per fare buon bollito, ma può essere utilizzato anche come un arrosto (stracotto o brasato) o in casi estremi anche come roast-beef. Insomma è un pezzo talmente "pregiato" che in qualunque modo si cucina risulta sempre buono, tenero e saporito.

La vitella ha più o meno gli stessi utilizzi del manzo anche se in più ha il vantaggio di poter essere riempito come una "tasca" ovvero essere imbottita con quello che più ci piace (carne macinata, uova sode, salsicce... insomma qualsiasi tipo di ripieno abbiamo in mente).

Per poter fare quest'operazione (la tasca) dobbiamo considerare il piccione come un triangolo rettangolo, e potremmo praticare il foro per riempirlo nel "lato dell'ipotenusa".
Il cappello del prete di vitella inoltre può prestarsi anche per fare la cima alla genovese.


In queste due foto i "piccioni" legati per poter essere utilizzati come arrosto.

lunedì 27 ottobre 2008

Stufato di Manzo alla Birra Affumicata



Avevo visto questa ricetta qualche tempo fa sulla rivista della Cucina Italiana (l'unico giornale dal quale prendo qualche ispirazione) e aspettando il periodo giusto non ho esistato a cimentarmi nell'impresa.

Senza tanti preliminari, passiamo subito agli ingredienti per ottenere 6 porzioni di stufato:

- 1 kg polpa di manzo
- 500 gr Birra affumicata
- 2 cipolle
- olio evo
- farina, sale e pepe
- 250 gr. zucca

Tagliare la carne a grossi dadi e farla rosolare in padella con un cucchiaio d'olio per 4-5 minuti.

In una casseruola fate imbiondire la cipolla a spicchi con 4 cucchiai d'olio, poi unire il manzo, aggiungere sale e pepe e ridurre la fiamma.

Nel frattempo stemperate il fondo di cottura rimasto in padella con 2 cucchiai di farina, e deglassare con la birra affumicata. Lasciare ridurre per 2 minuti, e versare il tutto sopra i dadi di manzo, mettere il coperchio e lasciare stufare per circa 3 ore.

Tagliare la zucca a pezzi non troppo piccoli, ungerli bene con l'olio e disporli su una placca foderata di carta forno, spolverare con una presa di sale e una macinata di pepe, infornare a 160° per 35 minuti.

Servire lo stufato bene caldo accompagnato dal sugo e dalla zucca arrostita.
Certo è un piatto impegnativo, se non altro per il tempo che richiede, ma non è difficile da preparare, inoltre la birra affumicata (adatta alle lunghe cotture) trasmette al cibo profumi ed aromi particolari. Il calore poi, fa evaporare la parte alcolica (anche se ben poca) eliminando così la componente amara della bevanda.
Per i non amanti della zucca ci avrei visto bene anche delle belle patate bollite.

Note tecniche personali: Per quanto riguarda la polpa di manzo ho preso il pezzo del piccione (o cappello del prete)

lunedì 20 ottobre 2008

Spaghettoni con salsiccia di Cinta Senese


Scrivendo questo post mi sono reso conto che non ne ho mai dedicato uno alle salsicce di Cinta Senese, avevo parlato in generale di questi maiali quando sono arrivati, e del loro fantastico lardo che in parte stagioniamo (e anche dello strutto che otteniamo con il loro grasso). Rimedierò quanto prima scrivendo di più sulla loro carne e soprattutto sulle salsicce, nel frattempo vi suggerisco questo piatto fatto proprio con l'insaccato del nobile suino, che a volte è preferibile alle bistecche, per la sua varietà d'impiego.

Come tutte le cose che preparo anche questo piatto è molto semplice, anche perchè di "tecnica" c'è molto poco, qui a farla da padrone è la materia prima su cui si basa tutta "l'energia" del piatto... quindi sprecare altre parole non serve, piuttosto bisogna provare, assaggiare e ripetere più volte :)

Sulla ricetta non c'è molto da dire, ho sbriciolato in padella la salsiccia finchè non si è dorata per bene, il tutto senza aggiungere olio, poichè il suo caratteristico grasso ha aiutato la cottura e insaporito per bene la pasta senza aggiungere altri ingredienti. Quindi una volta pronta la pasta (rigorosamente al dente) l'ho fatta mantecare fuori dal fuoco, come detto senza aggiungere altro poichè nella padella (con la salsiccia) c'era gia l'olio (il grasso) sale e pepe.

Se proprio vogliamo esagerare, possiamo condire il tutto con una spolverata di parmigiano (come ho fatto io) o, a seconda dei gusti, anche con del pecorino...

Buonappetito :)

P.s.: per i più curiosi sulla storia e altre info su questi maiali ho trovato quest' interessante sito

mercoledì 15 ottobre 2008

Il Cordon Bleu

Dopo l'ondata di "creatività" avuta con i tramezzini e la girella, torniamo sul classico che più classico non si può, ovvero prepariamo il Cordon Bleu.



Se poi vogliamo essere meno esterofili, lo chiameremo semplicemente petto di pollo ripieno (con prosciutto cotto e formaggio). Vediamo come si compone questa preparazione, facile e veloce anche da fare a casa da soli (basta avere un po' di fantasia e pazienza).





Prima di tutto, dobbiamo pulire il petto di pollo (togliere l'osso e il grasso) e poi fare delle fettine abbastanza sottili e appiattirle anche con un batticarne (avendo cura di non romperle). Questa fase del lavoro la potete comunque delegare al vostro macellaio di fiducia :)



Dopo avere preparato le fettine, su un lato si adagia una fetta di prosciutto cotto naturale e del formaggio (noi abbiamo usato emmental ma a casa si possono usare anche altri tipi). Poi si richiude il tutto a tasca, cercando di far combaciare le estremità del petto di pollo.

Poi si passa nel pangrattato e si dà un'altra aggiustatina alla forma aiutandoci col batticarne ("saldando" le estremità e appiattendo leggermente il tutto) poi si mette nell'uovo e un'altra volta nel pane grattato. Il risultato finale dovrebbe essere come nella prima foto in alto. Noi abbiamo fatto un formato maxi , ma se vogliamo fare una cosa raffinata possiamo tagliare le fettine a metà per fare un piatto più elegante, sul genere finger-food.

Ovviamente essendo un piatto panato richiede la frittura in olio, ma se vogliamo stare a dieta possiamo metterlo anche al forno aspettando qualche minuto in più.